Alessandro non era il solo bersaglio del gruppo di bulli. Nell’incubo del bullismo sono stati trascinati anche altri ragazzi. Presi in giro, qualche volta picchiati. E’ quanto emerge dai racconti di genitori spaventati, che si sono rivolti alle Forze dell’Ordine per porre fine alla spirale di violenza in cui sono sprofondati due ragazzi di Gragnano. Due denunce raccolte nel giro di poche settimane che alimentano la sensazione di choc che ha avvolto un’intera comunità. Altre due vittime, due ragazzi, preda di bulli senza scrupoli. Una di queste riguarda lo stesso gruppetto di giovani ritenuto responsabile della morte di Alessandro, il ragazzo di 13 anni precipitato dalla finestra della sua stanza il 1 settembre scorso.

Due casi sui quali sono già al lavoro i Carabinieri che hanno raccolto le segnalazioni dei genitori, fortemente preoccupati da quanto accaduto. Hanno raccontato delle paure dei loro figli, della loro volontà di non andare più a scuola nel timore di incontrare di nuovo chi li perseguita. A poco è valso, per uno di loro, il trasferimento in un altro istituto della città per proseguire gli studi. “Mio figlio non vuole più uscire di casa”, ha raccontato una delle mamme che ha denunciato, in grande apprensione per il suo piccolo. “Sta provando ad andare avanti e ricominciare ma le violenze che ha subito hanno lasciato il segno”.

Bullizzato dagli stessi ragazzini e con modalità simili. Un gioco terrificante che aveva stritolato il Alex, “colpevole” soltanto di aver lasciato la fidanzatina. Una scelta che il giovane ha pagato lanciandosi nel vuoto dopo mesi di torture da parte della ex, aiutata da parenti e coetanei. La sua morte ha dischiuso un orizzonte di preoccupazioni di cittadini, amici e parenti di Alessandro, tutti rimasti sotto choc dalle immagini dei funerali del ragazzino, al quale ha partecipato un’intera comunità. Una tragedia diventata simbolo della lotta nei confronti di ragazzini violenti, che per gioco e per cattiveria, hanno distrutto una giovane vita e messo in pericolo altre. Una lotta che non deve fermarsi ai murales realizzati per ricordare chi ora non c’è più, ma che deve andare oltre, fermando l’escalation di violenza delle nuove generazioni.


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