Da una cella del 41bis sono i boss a ricostruire i rapporti con Francesco Tamarisco e Alfredo Gallo. Mente e braccio armato dell’omicidio di Matilde Sorrentino.

Riprende il processo per inchiodare il mandante dell’assassinio di Mamma Coraggio, la donna che fu uccisa sull’uscio di casa il 26 marzo del 2004 con diversi colpi di pistola. In videoconferenza dal carcere in cui sono detenuti, a parlare sono stati anche Pasquale Gionta e Umberto Onda, chiamati a testimoniare dagli avvocati della difesa. Assieme a Gennaro Longobardi, Giuseppe Coppola, Carmine Savino, Cirillo Chierchia (reggente del clan Tammaro di Scafati) e Saverio Tammaro in qualità di collaboratore di giustizia, hanno riferito dei loro rapporti di amicizia con Alfredo Gallo e Francesco Tamarisco.

Un legame non hanno smentito. “Io e Alfredo siamo amici di infanzia e ci parlavamo dal carcere attraverso le lettere”, ha spiegato Pasquale Gionta. Ma non hanno fornito indicazioni rilevanti su quanto appreso dalla vita in carcere sulle dinamiche che hanno portato poi all’assassinio di Mamma Coraggio.

In aula sono state discusse anche le nuove prove che testimoniano il clima di omertà e di odio verso chi denunciava. Quel clima che Matilde Sorrentino, con le sue denunce, aveva interrotto facendo luce su una delle vicende criminali più tragiche avvenute a Torre Annunziata, ovvero l’abuso sistematico e lo stupro di diversi bambini a opera di una organizzazione di pedofili attiva nel quartiere dei Poverelli.

Le immediate indagini consentirono di individuare l’autore materiale dell’omicidio, il pregiudicato Alfredo Gallo, classe 1978. Gallo che aveva materialmente premuto il grilletto contro Matilde Sorrentino venne arrestato il 30 aprile del 2004 dai Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata e successivamente condannato all’ergastolo in via definitiva.

“Mamma Coraggio va zittita”. L’idea di ammazzare Matilde Sorrentino uscì fuori nel corso di una cena, avvenuta quindici giorni prima dell’omicidio, alla quale presero parte Francesco Tamarisco e Massimo Fattoruso, collaboratore di giustizia e affiliato al clan Aquino-Annunziata. Alla cena prese parte anche Bernardo, fratello di Francesco, e il fidanzato della sorella. Il boss riteneva le accuse di pedofilia, denunciate dalla stessa Matilde Sorrentino, infamanti per la sua persona. Sarebbe stato proprio Tamarisco ad armare il braccio di Alfredo Gallo. Quarantamila euro, tra vaglia e contanti inviati tra il 2004 e il 2017, per pagare l’omicidio e il silenzio.

Un muro di silenzio e omertà però finalmente rotto dalle decine di pentiti che hanno sfilato in aula presso la corte d’Assise di Napoli. Tutti con una sola voce: “Francuccio Tamarisco l’ha fatta uccidere”.