“Alfredo Gallo ha avuto 50mila euro per uccidere Matilde Sorrentino e il mandante fu Francesco Tamarisco”. Il pentito Giuseppe Sentiero ha confermato tutto, aggiungendo anche il suo nome alla lista di chi inchioda Tamarisco e Gallo in qualità di mente e braccio armato per l’assassinio di Mamma Coraggio.

Nell’aula della Corte d’Assise di Napoli, il collaboratore di giustizia ha sostenuto il controesame da parte dei legali di Tamarisco che hanno provato a scalfire la sua testimonianza, nel tentativo di trovare delle contraddizioni che potessero minare la credibilità del teste.

Ascoltate anche alcune intercettazioni che ricostruiscono il contesto nel quale furono commessi quegli orrori e sulle reazioni successive alla morte di Mamma Matilde.

LA COLPA DI “MATILDE”. Mamma Coraggio aveva avuto il coraggio di sconfiggere quel muro di orrori e omertà del rione Poverelli, denunciando gli abusi che erano a costretti a subire i bimbi che frequentavano la scuola del quartiere. Un assassinio che doveva essere vendicato: di lì a poco infatti “furono uccise altre due persone. Pasquale il meccanico (Sansone, ndr) e Ciro il tabaccaio (Falanga, ndr). Si diceva fossero coinvolti anche loro in questo giro”.

I DUE OMICIDI. Pasquale Sansone e Ciro Falanga vennero assassinati a distanza di appena 12 ore: erano ritenuti tra i partecipanti alle rete di pedofili svelata dalle indagini ma nel frattempo erano stati rimessi in libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare, nonostante fossero stati condannati rispettivamente a 15 e 13 anni di reclusione. C’era anche una terza persona nel mirino, appartenente alla famiglia dei “quaglia quaglia”. Toccava ai Gionta eliminarlo, ma il clan non riuscì nell’intento.

Prossima udienza fissata al 7 luglio: a parlare un altro pentito: Massimo Fattorusso, ex sodale del clan Aquino Annunziata di Boscoreale. A lui il compito di svelare alcuni retroscena sulla morte di Matilde Sorrentino e inchiodare definitivamente Francesco Tamarisco.