Omicidio Giuseppe Veropalumbo, potrebbe slittare il giorno della verità.

La protesta dei penalisti italiani contro la riforma sulla prescrizione che entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio 2020 si è ripercossa anche sul calendario giudiziario del Tribunale per i minorenni di Napoli. Fino al 6 dicembre, infatti, le udienze penali e le attività giudiziarie di carattere penale in tutte le sedi giudiziarie di ogni ordine e grado sono state sospese.

Potrebbe quindi non essere venerdì 6 dicembre il giorno decisivo relativo al processo per ricostruire l’assassinio del giovane carrozziere di Torre Annunziata, ucciso il 31 dicembre 2007 da un proiettile vagante. Un giorno importante dopo quanto accaduto nel corso dell’ultima seduta tenutasi il 9 ottobre scorso e durante cui è emerso che non ci sarebbero abbastanza prove per sostenere l’accusa.

Nonostante i passi avanti e 12 anni di indagini, la procura di Napoli è decisa a chiedere l'archiviazione del fascicolo sulla morte di Giuseppe Veropalumbo. Le ultime risultanze investigative erano riuscite ad arrivare a scoprire anche il possibile movente che armò la mano di tre minorenni imparentati con membri del clan Gionta.

LE RIVELAZIONI DEL PENTITO. A svelarla è stato il pentito del clan Gionta Michele Palumbo, alias “Munnezza”, che spiegò che si trattò di una stesa per punire gli abitanti del palazzo dove viveva Giuseppe con la moglie Carmela Sermino e la loro bimba piccola. La loro colpa era stata dare le chiavi del terrazzo del grattacielo durante un blitz delle forze dell'ordine che portò poi all'arresto del padre di uno dei tre. Per questo motivo venne organizzato il raid che portò all'uccisione di Veropalumbo. Per il sostituto procuratore titolare dell'inchiesta al momento non ci sono i riscontri necessari e adesso toccherà al Gip decidere se archiviare od ordinare un supplemento d'indagine. E la decisione potrebbe non arrivare domani.