“Non so. Non ricordo”. Un velo di omertà e di silenzi quello che ha caratterizzato l’ultima udienza per ricostruire l’omicidio di Matilde Sorrentino.

Un assassinio che a distanza di 17 anni continua a terrorizzare chi sa ma non ha il coraggio di confermare le accuse dei pentiti. Collaboratori di giustizia che nel corso del processo in corso presso la Corte d’Assise di Napoli hanno sfilato in aula e in videoconferenza.

“Non conoscevo Matilde Sorrentino, non sapevo chi fosse. Ho appreso della sua morte attraverso i giornali”, ripetono quasi tutti. Stefano Zeno, Alfonso e Michele Chierchia, Liberato Guarro e Francesco De Angelis (l’unico teste ascoltato da uomo libero) hanno seguito questa linea.

Mamma Coraggio fu uccisa sull’uscio di casa il 26 marzo del 2004 con diversi colpi di pistola. Aveva osato interrompere quel clima di omertà sugli orrori del Rione Poverelli, facendo luce su una delle vicende criminali più tragiche avvenute a Torre Annunziata, ovvero l’abuso sistematico e lo stupro di diversi bambini a opera di una organizzazione di pedofili attiva nel quartiere.

Le immediate indagini consentirono di individuare l’autore materiale dell’omicidio, il pregiudicato Alfredo Gallo, classe 1978. Gallo che aveva materialmente premuto il grilletto contro Matilde Sorrentino venne arrestato il 30 aprile del 2004 dai Carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata e successivamente condannato all’ergastolo in via definitiva.

“Mamma Coraggio va zittita”. L’idea di ammazzare Matilde Sorrentino uscì fuori nel corso di una cena, avvenuta quindici giorni prima dell’omicidio, alla quale presero parte Francesco Tamarisco e Massimo Fattoruso, collaboratore di giustizia e affiliato al clan Aquino-Annunziata. Alla cena prese parte anche Bernardo, fratello di Francesco, e il fidanzato della sorella. Il boss riteneva le accuse di pedofilia, denunciate dalla stessa Matilde Sorrentino, infamanti per la sua persona. Sarebbe stato proprio Tamarisco ad armare il braccio di Alfredo Gallo. Quarantamila euro, tra vaglia e contanti inviati tra il 2004 e il 2017, per pagare l’omicidio e il silenzio.

Un muro di silenzio e omertà però finalmente rotto dalle decine di pentiti che hanno sfilato in aula presso la corte d’Assise di Napoli. Tutti con una sola voce: “Francuccio Tamarisco l’ha fatta uccidere”.

Otto i testimoni da ascoltare ancora e martedì è in programma la nuova udienza, che certifica il ritmo incalzante impresso dai giudici. La volontà è quella di concludere l’istruttoria dibattimentale entro la fine di ottobre, per poi procedere con la requisitoria e la sentenza entro la fine dell’anno.