La verità sul ruolo delle tre belve e del quarto che stanno ancora cercando attraverso l’esame del Dna. A poco più di due mesi dall’omicidio di Maurizio Cerrato, continuano in maniera serrata le indagini per incastrare il branco che ha spezzato la vita dell’ex custode degli scavi di Pompei.

Un omicidio efferato che ha messo sotto choc un’intera comunità, nato per un parcheggio reclamato dalla figlia. La giovane aveva “osato” spostare una sedia che occupava illegalmente un posto auto, solitamente impegnato da uno dei membri del branco ora in carcere perché ritenuto responsabile dell’omicidio.

Dietro le sbarre da due mesi ci sono tre uomini: Giorgio Scaramella, Domenico Scaramella e Antonio Cirillo. Dopo la scarcerazione di Antonio Venditto, gli inquirenti sono costantemente al lavoro per rintracciare il quarto elemento della spedizione punitiva, colpevole di aver posto fine alla vita di Maurizio Cerrato con un’aggressione, dapprima a calci e pugni e poi con la coltellata mortale in un parcheggio di via IV novembre.

Un nuovo tassello utile per le indagini potrebbe provenire dall’accertamento tecnico sulla tracce biologiche ritrovate sotto le unghie della vittima. Su disposizione della Procura della Repubblica di Torre Annunziata, domani a Roma sarà effettuato il test del dna sui reperti biologici ritrovati sul corpo di Cerrato. Un test che servirà a collocare il branco sul luogo del delitto e magari ritrovare ulteriori elementi utili per trovare il quarto uomo, ancora sconosciuto.

 

Lo sfogo

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