Una vittoria schiacciante. Lo scorso 30 novembre lo Stato ha inflitto un duro colpo alla criminalità organizzata di Torre Annunziata. Nel corso dell’operazione guidata dai carabinieri sono state arrestate 19 persone appartenenti al clan Gionta e al neonato Quarto Sistema del rione Penniniello.

Tutti personaggi eccellenti nel mondo della camorra oplontina. Su tutti spicca ancora Valentino Gionta. Lo storico boss della cosca, malgrado sia da anni al 41 bis, ha dimostrato di avere una certa influenza tra i suoi sodali.

Sono stati ricostruiti anni di vendette e di raid. A partire da quello che ha colpito nel maggio del 2020 Giuseppe Carpentieri, genero di Valentino Gionta. Il marito di Teresa era stato colpito dai fratelli Luca e Pasquale Cherillo, che volevano vendicare la morte del nonno Zì Natalino Scarpa, avvenuta nell’agosto del 2006 all’esterno dello stadio Giraud. L’uomo fu punito per aver dato uno schiaffo a Valentino Jr, figlio di Aldo, per uno scherzo di Carnevale. Quest’ultimo è stato condannato all’ergastolo in via definitiva quale mandante del delitto.

Ma non è finita qui. Tra gli episodi di violenza sono evidenziati anche il raid nei confronti di Michele Guarro, alias Batti le Manine e appartenente ai Gionta, e la successiva vendetta nei confronti di Francesco Immobile. L’uomo è stato freddato da un commando di quattro persone (di queste tre in manette) all’esterno della chiesa di Sant’Alfonso de Liguori durante una domenica mattina.

Tra i nomi coinvolti ha creato scalpore anche la presenza di Antonio Cirillo. Il 33enne è stato colui che ha inferto la coltellata fatale a Maurizio Cerrato. Cirillo era presente assieme al papà Francesco e ai fratelli Giorgio e Domenico Scaramella la notte del 19 aprile. Secondo gli inquirenti era uno dei ras del clan Gionta, che si occupava di organizzare raid e omicidi.


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