“Nonostante il boom di visitatori, noi siamo ancora in cassa integrazione. Rivendichiamo l’internalizzazione delle attività, dei servizi e dei lavoratori degli scavi di Pompei e di Ercolano. E’ inaccettabile patire certe condizioni di lavoro nel 2021, a maggior ragione a danno di lavoratrici e lavoratori diplomati e laureati con vent'anni di esperienza professionale che operano nel sito archeologico tra i più visitati del mondo”.

Non c’è pace per i lavoratori degli scavi di Pompei ed Ercolano. Nemmeno dopo la risposta all’interrogazione presentata dalla senatrice Virginia La Mura sulle condizioni di lavoro degli addetti alle biglietterie e all’accoglienza dei due parci archeologici.

Più assunzioni e meno precarietà. Da tempo i lavoratori e il sindacato Cobas lavoro privato si battono per tutela dei lavoratori delle aziende concessionarie dei servizi museali che da vent'anni gestiscono concretamente i servizi museali. Dei servizi ritenuti “aggiuntivi” ma che in realtà “aggiuntivi” non sono.

“Spero vivamente – ha spiegato la senatrice La Mura - che il ministero, cui attualmente non risultano anomalie nonostante al tavolo permanente per i lavoratori negli istituti e nei luoghi di cultura istituito dalla Direzione Generale dei Musei le suddette categorie abbiano lamentato le problematiche che riscontrano quotidianamente, faccia delle verifiche approfondite sulle condizioni dei lavoratori e soprattutto sulle società da cui essi dipendono. C’è ancora tanto lavoro da fare e per questo ho già chiesto un incontro al sottosegretario per approfondire la questione”.

Nel frattempo, nonostante i numeri dei visitatori dei Parchi siano aumentati notevolmente rispetto all’anno scorso (447.088 ingressi a Pompei nel solo trimestre estivo) la cassa integrazione non è ancora finita per molti lavoratori del settore.

“La situazione è sotto gli occhi di tutti – ha spiegato Luigi Napolitano, di Cobas Lavoro Privato -. A fronte di numeri e visitatori da epoca pre covid, siamo ancora in cassa integrazione, lavorando 30 ore settimanali, con gli uffici informazioni di Piazza Esedra a Pompei e di Ercolano chiusi, con carenze di personale, e senza stagionali visto che con la Cig non si può assumere personale. Senza parlare della mancata retribuzione dei buoni pasto e dell’assenza di spogliatoi e luoghi idonei e attrezzati per consumare i pasti e postazioni di lavoro quasi completamente esposte alle intemperie, a 40 gradi all'ombra d'estate e finanche sottozero nei periodi invernali. Un grandissimo controsenso se pesiamo che la Corte dei conti ha ritenuto dannoso per le casse dell’erario pubblico l’esternalizzazione dei servizi”.