Ascolterà la sentenza del processo a suo carico da uomo libero. A due anni e mezzo dal suo arresto, sono stati revocati i domiciliari ad Adolfo Greco.

L’imprenditore di Castellammare fu portato in carcere il 5 dicembre del 2018. Durante la perquisizione nella sua casa del centro cittadino, gli inquirenti trovarono 2 milioni e 700 mila euro nascosti in una intercapedine di un muro.

Ora il nuovo tassello dell’iter processuale che lo vede imputato con boss come Luigi Di Martino detto o Profeta e gli Afeltra, in vista della sentenza. È stata accolta l’istanza che si basava sull’oramai esaurito presupposto delle esigenze cautelari per il lungo tempo trascorso dai fatti e dall’esecuzione della misura cautelare.

Accusato di avere avuto rapporti con le cosche e di avere costruito il suo impero nel settore del latte grazie a quel rapporto con i vertici dei D'Alessandro. Una ricostruzione che sarà ribadita dal pm della Dda Cimmarotta quando toccherà al magistrato dell'Antimafia fare la requisitoria finale di un processo in via di conclusione. Durante la sua deposizione in aula Greco ha più volte ribadito di essere una vittima delle cosche e di avere sempre pagato tutti, dai Cesarano ai D'Alessandro.

Sarà la sentenza, attesa per l'autunno, a riscrivere la verità giudiziaria su una storia che intreccia politica, economia e camorra a Castellammare. Proprio in una delle fase più delicate della vita istituzionale della città.

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