“I silenzi di Luigi Ammendola sono assordanti e significativi. Rilevanti sono i suoi comportamenti, soprattutto quello che non fa. Tradito dallo stesso Ariano che, nel tentativo di scagionarlo, ha fornito importanti elementi di conferma”.

Nessun dubbio per il giudice. Il giorno dell’arresto dell’ex dirigente dell’ufficio tecnico di Torre Annunziata Nunzio Ariano, l’allora vicesindaco Luigi Ammendola sapeva bene cosa stesse facendo l’ingegnere alle Sette Scogliere.

Ariano è stato colto in flagrante poco più di 5 mesi fa con una mazzetta da 10mila euro, ricevuta dall’imprenditore napoletano Vincenzo Supino. E nonostante Ammendola avesse avuto immediatamente contatti telefonici con Ariano “non ha proferito una sola parola relativamente all’arresto di Ariano – ha spiegato il Gip Antonio Fiorentino - e si è guardato bene dal riferire a suo figlio dei contatti telefonici avuti con il padre nell’immediatezza dei fatti”.

Secondo l’impianto accusatorio, per due motivi: il primo da ricercare nell’intenzione di Ammendola di dimostrarsi totalmente estraneo alla vicenda, smentendo perfino di conoscere Supino. Poi, perché era intento a ricevere tutte le informazioni in possesso delle Fiamme Gialle, per mezzo del figlio di Ariano. L’obiettivo della comunicazione tra i due, secondo gli inquirenti, era quello di verificare se fosse stato scoperto qualche elemento relativo al suo coinvolgimento nella vicenda.

Ma c’è dell’altro. Ammendola temendo di essere intercettato, ha evitato qualsiasi tipo di commento o considerazione, per evitare di fare anche solo un piccolo passo falso. Non solo “silenzi assordanti” ma anche omissione di particolari nei colloqui con i colleghi al comune, riferendo solo di una parte della conversazione avuta con lui. In particolare “tacendo sui messaggi successivi a quelli sull’eventuale litigio con i finanzieri. E se i messaggi e le chiamate sono fondamentali per comprendere la consapevolezza di Ammendola, non meno importanti sono i suoi comportamenti successivi. In particolare, assume rilievo non solo quello che fa, ma soprattutto quello che non fa”. Il riferimento del Giudice è relativo all’assenza di chiamate in caserma per avere informazioni, forse per il timore di correre il rischio di fornire elementi di sospetto. Da assessore e collega finanziere, però, avrebbe potuto farlo. Una perplessità sollevata anche da un funzionario dell’ufficio tecnico di Torre Annunziata: “A’ Finanza? E tu non hai chiesto ai colleghi?”.

Infine, gli ultimi dati a supporto dell’impianto accusatorio nei confronti di Ammendola, è rappresentato dalle dichiarazioni rese da Nunzio Ariano durante l’interrogatorio. In un primo momento, l’ingegnere ha riferito di aver telefonato, solo alla moglie. Incalzato dalle domande, ha poi precisato di essere stato chiamato da Ammendola, che voleva sapere per quale ragione non fosse rientrato a lavoro. “Dichiarazioni assolutamente false – ha chiosato il Gip Fiorentino -. Nello strenuo tentativo di scagionare Ammendola, Ariano con le sue reiterate menzogne ha fornito l’ennesimo elemento di conferma dell’ipotesi accusatoria”.

l'inchiesta si allarga

I messaggi

La dichiarazione