Solo con i suoi pensieri, a pensare e ripensare a quella pistola. Quattro colpi che hanno squarciato il petto di una donna che voleva prendersi cura di loro, ma è finita vittima di un tremendo destino.

Torre Annunziata ancora non riesce a darsi pace per la morte di Maria Baran, la 67enne ucraina assassinata dopo un diverbio nato per futili motivi. Una donna riservata, “sempre attenta e diligente”, così come la descrivevano le sue connazionali e chi aveva avuto l’occasione di conoscerla. Due giorni fa quel sorriso si è spento per sempre, portandosi via mille dubbi su come sia stato possibile che un uomo possa aver compiuto un gesto simile.

Pellegrino Reibaldi fino a domani penserà solo questo, cercando di fornire risposte plausibili dinanzi al gip Fernanda Iannone, che con tutta probabilità convaliderà il fermo dell’81enne, che ha chiesto solamente di avere con sé i suoi libri sul vangelo. “Scusatemi, ho perso la testa”, ha detto più volte quel giorno. L’ex docente di matematica, indagato per omicidio volontario aggravato, ora ha tutto in testa, tranne che i numeri. I pensieri che lo hanno annebbiato durante l’ultima discussione con Maria, la rabbia che l’ha accecato facendogli prendere la pistola dalla sua cassaforte, sparando senza pietà, per uccidere.

L’avvocato Renato D’Antuono, che cura gli interessi del professore, proverà a riportarlo a casa per gli arresti domiciliari, tra quelle quattro mura in cui si è consumata la tragedia.

Domani verrà stabilito il giorno dell’autopsia sul corpo di Maria Baran, per chiarire ogni aspetto sulla dinamica e la cause della morte della donna. Una vita spezzata brutalmente e che ha lasciato sotto choc un’intera città.


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